mercoledì 23 maggio 2012

I piemontesi e la loro barbaria


INel 1860 il debito pubblico del piemonte era di lire1.159.970.595.43. e doveva pagare  lire 57.561.532.18 di interessi annui.

enrico cialdini




enrico cialdini

Nell'agosto 1861 cialdini venne inviato a Napoli con poteri eccezionali per affrontare l'emergenza del brigantaggio.
Comandò una dura repressione messa in atto attraverso un sistematico ricorso ad arresti in massa , esecuzioni sommarie, distruzione di casolari e masserie vaste azioni contro entri abitati come l'eccidio di casalduni e pontelandolfo nell'agoto del 1861.
Le forze a sua disposizione conistevano in 22.000 uomini, presto passati a 50.000 uomini nel dicembre 1861. 
A cavallo degli anni 1862 e 1863 le truppe dedicate alla repressione vennero aumentate sino a 150.000 uomini ( circi i due terzi delle forze armate italiane).

cialdini dava queste cifre per i primi mesi e per il solo napoletano:
  • 8968 fucilati ( tra i quali 64 preti e 22 frati);
  • 10604 feriti;
  • 7112 prigionieri;
  • 918 case bruciate;
  • 6 paesi interamente arsi;
  • 2905 famiglie perquisite;
  • 12 chiese saccheggiate;
  • 13629 deportati;
  • 1428 comuni posti in stato di assedio;
  • 64 sacerdoti uccisi;
  • 22 frati fucilati;
  • 60 ragazzini di età compresa tra i 9 ed i 12 anni ammazzati;
  • 50 le donne ammazzate poichè rifiutatesi di denunciare i rispettivi mariti;
  • 13. 529 i civili, familiari dei briganti arrestati ed abbandonati nelle carceri;
E ne traeva una conclusione oggettiva: "ben più sanguinosa che quella con gli stranieri, fu la guerra civile tra italiani.

" Solo a pronunciare il nome, la bocca già sanguina"  diceva il popolo napoletano.





stato generale di ciladini






La strage di Pontelandolfo e Casalduni


cap. pier eleonoro giorgi
guidò le truppe al massacro dei paesi


bersaglieri a pontelandolfo



i cittadini prima del massacro





Pontelandolfo prima del massacro

-11 agosto 1861- Il tenente luigi augusto bracci al comando di 45 soldati entra a pontelandolfo attaccato dalla folla si rifugia a casalduni, dove furono uccisi dalla popolazione e dai briganti.

-14 agosto 1861- Il piano di ritorsione fu istantaneo e perentorio: vendicare l'uccisione dei 50 soldati con l'eversione dei due paesi e con lo sterminio degli abitanti.

A casalduni fu inviato l'ufficiale dei bersaglieri carlo melegari e a pontelandolfo il colonnello gaetano negri.

cialdini disse " il doloroso e infame fatto di casalduni e pontelandolfo deve essere castigato in modo che di quei due paesi non rimanga più che pietra sopra pietra".

















melegari esclamò: " era giunto finalmente il momento di vendicare i nostri compagni d'armi, era giunto il momento del tremendo castigo". La sciagurata punizione assunse proporzioni disumane e catastrofiche. I soldati si abbandonarono a fatti orrendi, a saccheggi sozzi, azioni infami. Furono uccisi giovani e vecchi, donne e fanciulle.

Alcuni episodi agghiaccianti:

- entrarono in una casa, dove c'era un vecchio a letto..... aveva la febbre....gli tolsero le lenzuola di dosso. Lo sollevarono e gli ficcarono le baionette nel ventre.

-maddalena, con le mani incrociate pregava, il soldato vicino a lei le rideva in faccia con aria di sfida. Intorno a lei si avvinghiarono altri quattro soldati. Due la mantennero, gli altri sfogarono le loro voglie.

-Due soldati capitarono in caa di giuseppe santopietro. Con un calcio sfondarono la porta. L'uomo era sveglio e aveva tolto il figlioletto pellegrino dalla culla. "un'altro piccolo brigante" dissero i soldati. Gli strapparono il bambino e, mentre il piccolo piangeva, freddarono il padre con un colpo di fucile.....Rimase solo il soldato col bimbo, gli infilò un colpo di baionetta nel ventre.

-Raffaele barbieri uscì per trovare scampo, gli furono addosso, lo presero. Con la baionetta gli strapparono la lingua. "così non potrai più avvertire i tuoi amici, sporco reazionario" urlò il caporale, con in mano il trofeo sanguinante.

- Ridevano in dieci davanti  Maria Izzo. L'avevano legata ad un albero. Le avevano strappato tutti i vestiti. Lei piangeva, urlava, chiedeva pietà. Le alzarono le cosce, c'era chi gliele teneva allargate. A turno le furono addosso. Poi le assestarono un colpo di baionetta nel ventre.






lapide 


brig. carlo marcolfo
grazie al suo diario
conosciamo le atrocità che furono commesse









Il generale Cialdini, per l'attuazione del piano, incaricò il colonnello Pier Eleonoro Negri e il maggiore Melegari, che comandavano due reparti diretti rispettivamente a Pontelandolfo e a Casalduni. All'alba del 14 agosto i soldati raggiunsero i due paesi. Mentre Casalduni fu trovata quasi disabitata (gran parte degli abitanti riuscì a fuggire dopo aver saputo dell'arrivo delle truppe), a Pontelandolfo i cittadini vennero sorpresi nel sonno. Le chiese furono assaltate, le case furono dapprima saccheggiate per poi essere incendiate con le persone che ancora vi dormivano. 

Carlo Margolfo, uno dei militari che parteciparono alla spedizione punitiva, scrisse nelle sue memorie:

« Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l'ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l'incendio al paese. Non si poteva stare d'intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava…Casalduni fu l'obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava. »




manoscritto di un bersagliere


-15 agosto 1861- Il colonnello negriannunziò al comando di Napoli per telegrafo: "Ieri, all'alba. giustizia fu fatta per pontelandolfo e casalduni".

Soltanto il 14/8/2011 lo stato italiano ha chiesto perdono agli abitanti di Pontelandolfo.






I carnefici dell'esercito piemontese

  • ferdinando pinelli


Generale noto per un'episodio negativo successivo alla conquista del regno delle due sicilie, fu  messo alla testa  dell'esercito assediante la fortezza di civitella del tronto, non riuscendo nonostante il numero maggiore del suo esercito ad avere la meglio. Pinelli adottò misure pesanti sulla popolazione civile, ma ancora senza successo fu sostituito dal generale mezzacapo. Il suo comportamento crudel fu premiato con la medaglia d'oro al valore militare. Ricordano tuttavia Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo:
" ci sono vecchi che ancora ricordano come le mamme ammonivano i bambini. " Fai il bravo che chiamo il pinelli".

"Quel nome incuteva terrore a decenni di distanza, tanto feroce era stata la repressione".


pinelli

estese la pena di morte a chi avesse :
"... con parole o con danaro o con altri mezzi eccitato i villici ad insorgere, nonchè a coloro che con parole od atti insultassero lo stemma dei savoia, il ritratto del re o la bandiera nazionale".




  • alfonoso la marmora



alfonso la marmora





  • luigi federico menabrea



luigi federico menabrea





  • guglielmo de sauget




guglielmo de sauget




  • luigi mezzacapo



luigi mezzacapo




  • emilio pallavicini



 emilio pallavicini



  • della rocca




della rocca



  • cosenz



cosenz



  • de sonnaz



de sonnaz


  • le cavalli



le cavalli



  • fanti



fanti





  • fumel



fumel





  • le forey



le forey



  • le mollard



le mollard







  • persano



persano






citiamo inoltre:

  • te. albinini
  • Ser. Albonico Paolo
  • Ser. Alinovi
  • luog.gen. alliand,
  • Luogotenente Angioli
  • ten. arditi,
  • cap. bassini,
  • Magg. bergonzoni
  • Sol. bernardi domenico
  • ten. luigi bracci augusto,
  • cap.luigi bianchi,
  • sol. biase lorenzo
  • sol. biscardi antonio
  • ten.gen. boye,
  • gen. boiolo,
  • car. boldi,
  • gen. brignone,
  • gen. raffaele cadorna,
  • mag. campos,
  • cap. capoduro luigi
  •  sol. castriola,
  • gen. carderina,
  • casamassa angelo,
  • cap.. cavana
  • cap. cazzaniga,
  • cap. chiappa,
  • cap.  clementi giuseppe,
  • mag. colli,
  • brig. crivelli,
  • curci,
  • cap, dalac,
  • ten. d'alfieri,
  • ten. d'allieri,
  • sottot. davenzelli
  • gen. decavero,
  • uff. de carneo,
  • Ten de falco
  • ten. col. del monte bourbon
  • mag. gen. de villarey onorato,
  • com. mazè de la roche
  • mag. de liguoro,
  • ten. col. di francesco antonio,
  • ten. dupuys,
  • durando,
  • mag. facino,
  • brig. carab. reali falini alessandro
  • gen. fanelli,
  • ten.col. fantoni,
  • Brig. farloni michele (ucciso)
  • Carab. favatta antonio 
  • cap. felisi odoardo
  • mag. ferreri,
  • gen. franzini teobaldo,
  • sott. fulgonio,
  • luog. furia
  • gen. galateri,
  • galli alfonso.
  • gen.  govone giuseppe,
  • carab. grimaldi giuseppe
  • Sotto tenente guareschi
  • sott. lauri,
  • mag. lodigiani,
  • luog. lauci
  • mag. lombardo,
  • gen. lopez,
  • Brig. lorenzano leopoldo
  • Sold. lucaremi domenico
  • cap. maliverni,
  • sol. mandolfi carlo bersagliere a pontelandolfo
  • luog. manfredi giovanni,
  • mag. martini,
  • car. medalogo
  • gen. medici,
  • uff. melegari carlo, 
  • Ser. menchese luigi
  • Cap. mennuni davide
  • cap. molinati,
  • mussutto francesco,
  • col. negri gaetano,
  • cap. oddone cesare
  • gran.picolillo,
  • ten. prati,
  • Bersagliere procida salvatore
  • quintini,
  • brig. ravaioli francesco,
  • carab. rebola francesco
  • col. revel,
  • gen. ricotti,
  • Carab. rizzi g.b.
  • mag.rossi,
  • cap. rota,
  • cap.rossetti,
  • fuc. rossi
  • cap. rossi
  • Aiut. Magg. rovero
  • carab. salandi gaetano
  • ten.col.sauni,
  • cap.scazzola,
  • gen, seismit doda luigi
  • sol. serra giuseppe
  • Luogotenente Sommariva
  • ten. travaglieri
  • mag, tortora,
  • mag. tronchini enrico,
  • de virgili,
  • cap.  zamatelli angelo,
  • cap. zambrotti,
  • cap. zanzi guglielmo,





















Soldati piemontesi che disertarono e passarono dalla parte dell'ex esercito napoletano
  • Carlo Antonio Gastaldi di biella
  • Antonio Pascone o Cascone






I lager dei savoia

Il giornale "l'armonia" del 14/7/1861, insisteva sulla necessità di restaurare la morale nelle contrade del mezzogiorno e a questo scopo era necessario "NON SOLAMENTE FUCILARE, MA IMPICCARE,POICHE' LA STESSA CORDA PUO' SERVIRE PER MOLTI"



fortezza di fenestrelle


Fenestrelle una piccola località della valle del chisone a circa 70 km da torino.Altri lager a san maurizio canavese, alessandria, san benigno a genova, milano. bergamo.
I soldati napoletani stipati in bastimenti  in gran quantità come animali si mandavano a genova, sbarcati venivano distesi sulla pubblica strada come cosa da mercato, questo avveniva ogni giorno in via assarotti




fenestrelle


Una prima e provvisoria sistemazione era effettuata nelle carceri e nei depositi generali del napoletano, poi successivamente nelle carceri del nord italia.
Altre unità avevano sconfinato nello stato pontificio, 8.000 prigionieri erano stati trasferiti al nord.






I difensori di messina a 4.128 soldati e 152 soldati.




lapide







interno della fortezza di fenestrelle



campo di concentramento di san donato



fenestrelle veduta antistante forte san carlo



una delle tante fucilazioni sommarie



perseguitati politici borbonici



campo prigionieri borbonici



soldati borbonici in prigionia


soldati napoletani nel porto di genova





5/1860- L'esercito napoletano  contava circa 97.000 uomini.


80.000 uomini dell'armata Napoletana si rifiutarono di servire il regno del piemonte. 4.000 soldati si ripararono nello stato di venezia, 4.000 soldati valicarono le alpi per rifugiarsi in francia e svizzera, altri attraversarono l'italia per consegnarsi alle autorità pontificie.


11/1860- Le truppe borboniche capitolate a capua era di circa 11.800.


12/1860- L'esercito napoletano era del tutto disciolto, rimaneva un consistente numero a gaeta, altre truppe nella cittadella di messina e nella piazza di civitella del tronto.


12/1860- I prigionieri Napoletani ammontavano a 12.000 uomini.


20/12/1860- Decreto di arruolamento obbligatorio di tutti gli uomini delle provincie napoletane degli anni 1857-1858-1859-1860.


1/1861- I prigionieri Napoletani ammontavano a 24.000.


1/1861- Il numero dei figli al seguito dei padri era stimato in 3.000 unità.


26/1/1861- Il ministero della guerra consta il numero di 
  • 1.700 ufficiali napoletani prigionieri
  • 24.000 soldati napoletani prigionieri.
Il decreto di presentarsi al nuovo esercito fu prorogato dal 3/1/1861 al 1/6/1861 , in questa data si presentarono in 20.000 su 70.000 uomini.
Degli ufficiali superiori in numero di 3.600 solo 927 rinforzarono l'esercito piemontese. 13/2/1861- Finì l'assedio di Gaeta ,i  difensori ammontavano a 10.600 uomini di truppa e 920 ufficiali.


14/2/1861- Telegramma del principe eugenio di savoia che da mola comunica al gen. della rocca, l'invio di
  •  2.000 prigionieri a Capri,
  • 800 a Nisida
  • 500 a Baia
  • 800 a Procida
  • 1.000 a Bagnoli
  • altri a Ponza ed Ischia.

15/2/1861- L'Armonia riporta che su 2.500 soldati napoletani solo 311 hanno apposta la firma per l'esercito piemontese.


14/3/1861- Capitolava la fortezza di di Messina l'intera guanigione di 300 uomini comandata dal Generale Fegola,  fu condotta ad ascoli, per poi essere trasferita a bologna.


20/3/1861- Si arrese la fortezza di civitella del tronto.

24/4/1861- Il ministero della guerra ordina che 200 gendarmi e 20 artiglieri prigionieri della fortezza di civitella del tronto siano trasportati a torino ed i 70 veterani ad ancona dove la prima nave li porti a Napoli.

7/1861- I prigionieri Napoletani ammontavano a 32.000.


14/7/1861- Sulla Gazzetta del Popolo c'è scritto " non solamente fucilare ma impiccare, poichè la stessa corda può servire per molti".


25/7/1861- Il giornale L'Armonia riporta :" E' giunto in Genova da Napoli un numeroso stuolo di refrattari e soldati sbandati ex borbonici (circa 200).


14/8/1861- Decreto con il quale il campo di San maurizio canavese accoglieva i soldati napoletani prigionieri.


17/8/1861- Il giornale L'armonia fornisce un elenco dettagliato e quasi completo di alti ufficiali napoletani imprigionati:
  • Marescialli: Giovanni Rodriguez, Gennaro Fergola, Luigi Tabacchi, Rodrigo Afan De Rivera,
  • Generali: Nicola Colucci, Vincenzo Polizzi,
  • Brigadieri: Nicola Antonelli, Giovanni Dorgemont, Emanuele Palumbo,
  • Colonnello: Vincenzo Afan De Rivera,
  • Luogotenenti Generali: Giuseppe Sighrist, Luigi Guillamatta,
  • Maggiore: Pietro Quandel,
  • Capitani: Andrea Dupuy, Luigi Sighrist, Achille Afan de Rivera,
  • Luogotenente: Augusto Sighrist,
22/8/1861- Insurrezione nella fortezza di fenestrelle.


3/9/1861- Il giornale L'Armonia riporta :
"A Rimini il mal umore dei soldati giunge fino alla disperazione di darsi la morte. Parecchi si sono annegati nel mare volontariamente. Sicchè dovettero le autorità porre delle guardie in piccole barchette per impedire simili eccessi".


19/9/1861- Il giornale il Corriere Mercantile scrive:
" Questa mattina, scortati da un distaccamento di linea, giunsero a Genova da Napoli 450 circa ex briganti; saranno mandati a cagliari od a fenestrelle.

8/1862- Stato di assedio in sicilia, ed esteso qualche giorno dopo a tutto il sud e che di fatto continuò anche dopo la sua formale abolizione nel novembre 1862, sfociando poi nelle leggi eccezionali.


9/1862- Il generale piemontese avenati autorizza le sentinelle del carcere a sparare sui detenuti che si affacciano dalle sbarre per parlare con i familiari, ( i colloqui con le famiglie erano vietati), un soldato fu ucciso.


6/10/1862- Il Corriere delle Marche riporta che i militari napoletani rinchiusi nelle carceri sono 600 stipati gli uni sugli altri.

12/12/1862- Sulla Gazzetta Di Napoli viene riportata una lettera dei detenuti Napoletani indirizzata all'onorevole ricciardi:

" Signori. In nome dell'umanità supplichiamo giustizia pei poveri chiusi in questo serraglio di Napoli come tante fiere. Da che è venuto il sopraintendente blasio stiamo peggio di prima. Questo ha organizzato una camorra spaventevole. Pochi favoriti hanno il letto, e la maggior parte dei poverelli reclusi sono ignudi e cenciosi, pieni di pidocchi, sulla paglia. Quel poco di pane nerissimo e quel poco di polenta che si da per cibo, per una piccola scusa si leva a quattro o cinquecento al giorno; e se qualche duno parla, o minaccia di ricorrere, è attaccato di mani e piedi per più giorni. Varii infelici compagni, risentiti del mal governo, sono stati attaccati mani e piedi e sospesi in aria col capo sotto, ed uno si fece morire in questa barbara maniera soffocato dal sangue; e molti altri non si trovano più ne vivi ne morti, Se sapessero chi ha scritto questa carta, sarebbe ucciso, come capitò ad un altro povero giovinotto".

1866- Sull'intero territorio nazionale sono dislocati
  • 1.076 carceri giudiziari, dette anche carceri preventive di cui
  • 142 circondariali e 
  • 943 mandamentali
  • 35 case di pena
  • 24 bagni penali ove sono stipati i condannati ai lavori forzati 
  • 24 case di detenzione e case agricole per minorenni.

Complessivamente accolgono
  • 63.162 detenuti così suddivisi

  1. 41.142 nelle carceri giudiziarie
  2. 8.021 nella case di pena
  3. 12.570 nei bagni penali
  4. 1.429 nelle case di detenzione e agricole
Si aggiungono 
  1. 3.000 detenuti nei reclusori militari
  2. 4.171 condannati a domicilio coatto
la popolazione carceraria ammonta complessivamente a:
  •  73.333 unità

Dati ufficiali tratti dal Bilancio del Ministero degli Interni del 1866.


Prigioni che tenevano in detenzione i soldati Napoletani:
  • Santa Maria Apparente-Napoli-
  • Concordia-Napoli-
  • Vicaria-Napoli-
  • Santa Maria Agnone (accoglieva le donne)-Napoli-.
  • Portici


Delle carceri circondariali esistenti nelle sedi di corte di appello 
  • 18 sono in "buone condizioni"
  • 18 in "condizioni tollerabili"
  • in "pessime condizioni" (cosenza, sala a vallo, isernia, ravenna, camerino, mistretta, patti, brindisi)
  • in "tristi condizioni" ( torino, genova, chiavari, sassari, lodi, perugia, firenze, potenza)
  • "insalubri" ( alba, pinerolo, saluzzo, varese, sondrio, bozzolo, cuneo, ivrea, susa, varallo, castelnuovo garfagnana, lanusei, oristano, nuoro, tempio, milano, breno, crema, borgotaro, piacenza, fermo, orvieto, volterra, larino)
  • in "cattive condizioni"  ( benevento, lagronegro, avezzano, catanzaro, palmi, nicosia)
  • "eccessiva promiscuità fra  detenuti" ( domodossola, massa, alessandria, bobbio, lecco, brescia, pistoia) e così via.
La situazione è identica dappertutto:migliaia di cittadini sono gettati ad imputridire in carceri simili a fogne dove vengono rinchiusi senza fare distinzione di sorta tra giovani ed anziani, uomini e donne, delinquenti comuni e politici, assassini e ladri con semplici sospettati o sacerdoti e religiosi.

Si condanna su denunce senza elementi, senza difese e per vaghi motivi ed inattendibili sospetti; si tengono i detenuti in attesa di giudizio senza interrogarli per mesi e mesi senza nemmeno informarli dei capi di imputazione.

Nelle prigioni piemontesi è in vigore la punizione detta del "bastone", gli esecutori materiali sono detenuti detti "mozzi", scelti per buona condotta, essi godono di acquavite e di 12 centesimi al giorno. Il condannato viene legato ad un banco con forti correggie di cuoio dal corregidore che gli impartisce il numero delle bastonate.

Nel quinquennio 1861-1865 nei penitenziari piemontesi la sanzione diaciplinare venne comminata per 191 volte

Altre punizioni:

  • condanna al banco con le manette durante la notte
  • nella cella solitaria a pane ed acqua
  • nel banco di rigore
  • nella condanna alla catena di rigore a testa rasa
Sempre nel quinquennio 1861-1865 queste pene sono state inferte, rispettivamente per 

  • 325 volte
  • 2.945 volte
  • 10.334 volte
  • 963 volte



Relazione del deputato inglese lord lennox:

"La descrizione dell'attitudine e delle condizioni dei torturati nell'inferno di Dante sarebbe la più perfetta idea della scena che si presentava in quella prigione. A salerno il direttore del carcere confessa che in una struttura capace di ospitare 650 prigionieri , è costretto a tenerne 1.359, ciò ha comportato una virulenta infezione tiroidea.
Alcuni dei prigionieri non avevano letteralmente ne pantaloni, ne scarpe, ne calzee,nulla, ad eccezione di una vecchia giacchetta e di un cencio che faceva l'ufficio gi camicia. Era uno spettacolo compassionevole: il fetore era orribile...Il cibo che veniva loro somministrato, non si sarebbe dato in inghilterra nemmeno alle bestie. In nome dell'inghilterra, denuncio tali barbare atrocità e protesto contro l'egida della libera inghilterra così prostituta".

In realtà all'inghilterra non fregava nulla delle condizioni di sopruso e di illegalità nelle carceri piemontesi.
In proposito il d'azeglio, ambasciatore a londra, riferisce al presidente del consiglio ricasoli che il "principale redattore del times non esitò ad indicarmi la fucilazione in grande, come essendo nell'opinione sua il solo rimedio" (Dispaccio da londra dell'8 agosto 1861).

1864- Il Memorial Diplomatique riporta la denuncia dell'onorevole d'ondes reggio:
" Si sospetta che il sordomuto Antonio Cappello di Palermo finga la sua infermità per sfuggire alla leva e allora, per strappargli qualche parola o qualche lamento viene torturat per un intero mese nei modi più barbari e persino con " frequenti bottoni di fuoco": 154 sono le ferite riscontrate dai medici alla sua uscita dal carcere di Castellammare una volta finalmente riconosciuto innocente".

31/12/1865 Cessa la "legge pica" che miete 65.000 vittime.

Alla luce di una situazione divenuta incontrollabile, il governo italiano elaborò un progetto di "soluzione finale".
Chiese al Portogallo la concessione di un'isola disabitata dove deportare la ingombrante massa di prigionieri Napoletani per sbarazzarsene definitivamente.
Il tentativo diplomatico non ebbe esito positivo.
L'ambasciatore italiano in portogallo, della minerva, il 17/12/1862 scrive al ministro degli esteri, durando:
"Ho ricevuto ieri il dispaccio del 31 ottobre. La divulgazione di un dispaccio telegrafico da parigi, di un negoziato tra l'italia ed il portogallo per la cessione di un'isola dell'oceano al fine di deportarvi i galeotti, ha suscitato una tale ripugnanza nell'opinione pubblica e nella stampa che il ministero ha già fatto smentire questa notizia. Penso che per il momento sarà meglio soprassedere a questo progetto per potere avere più appresso una maggiore possibilità di successo"

Il progetto non fu abbandonato e a distanza di qualche anno , il governo italiano contattò l'argentina,
ma non vi fù esito positivo.

Il disegno si concretizzò non con la "deportazione" ma con "l'emigrazione".

Alle popolazioni meridionali sconfitte, non rimase che battere la via dell'oceano.

Prima del 1860 il fenomeno dell'emigrazione era sconosciuto.

"L'emigrazione-osservò il fortunato ci purgò dal brigantaggio".









Esercito del Regno di Napoli sotto il governo di Giuseppe Bonaparte 1806-1808

Dalla biblioteca pubblica di New York"